Non credevo che questo messaggio sarebbe rimasto qui così a lungo. Se è ancora qui, è perché nessuno lo ha notato. Tranne te. E questo mi fa pensare che tu sia la persona giusta.
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La tua attenzione mi dice che non mi sbagliavo. Negli anni ho visto molti studenti ignorare tutto ciò che hanno intorno tutti i giorni. Guardano le cose, ma non le osservano. Eppure è proprio nei dettagli che si nascondono le scoperte più interessanti. Se sei ancora qui, la curiosità non ti manca. È una qualità rara, e potrebbe portarti in luoghi meravigliosi.
Mi presento: sono il Prof. Genovese. Forse le nostre strade si sono già incrociate, forse no. Se ti venisse in mente di cercarmi nel mio ufficio, troveresti soltanto la mia sedia, vuota. Mi sono dovuto nascondere e non so se potrò mai tornare. Ma ho una storia da raccontarti, e ho lasciato per te alcuni indizi che ti porteranno dove nessuna lezione in aula potrebbe portarti. Questa sarà la mia ultima lezione. E se la seguirai fino in fondo non tornerai a mani vuote.
Prima, però, allontanati da qui e assicurati che nessuno ti stia seguendo. Segui Silvano Tosi, Bertolino, Barile, poi prendi le Pandette, a sinistra. Dopo circa cinquanta passi troverai i numeri giusti con cui completare la prossima chiave, in stile fiorentino:
Li hai trovati, ne sono lieto. Fermati un attimo. Sì, proprio qui. Le parole di sette secoli fa si capiscono meglio con le orecchie che con gli occhi: leggi la targa ad alta voce, se non temi gli sguardi dei passanti, lascia che guardino.
Sai perché nel testo, per lo stesso giorno, vengono indicati due anni diversi? A Firenze, per secoli, l’anno nuovo non cominciava il primo gennaio, ma il 25 marzo, una data legata alla festività religiosa dell’Annunciazione. Quel 21 marzo dunque, per i fiorentini, era ancora il 1319; per noi, che contiamo gli anni dal primo gennaio, era già il 1320. Possiamo dire che scrivendo la chiave, per un istante, hai vestito i panni di un fiorentino del Trecento. Ti donano, se posso permettermi.
Questa via, su cui si apre l’università, è dedicata alle Pandette. Ci passi ogni giorno, e quindi immagino tu sappia cosa sono. Ma forse no perciò nel dubbio, facciamo un altro passo indietro: quasi millecinquecento anni fa l’imperatore Giustiniano fece raccogliere in un’unica opera il meglio di ciò che i giuristi di Roma avevano scritto. La copia più antica che ne resti al mondo, le Pandette Fiorentine, è custodita a pochi chilometri da qui, nella Biblioteca Laurenziana. Arrivò a Firenze nel 1406, dopo la conquista di Pisa, come bottino di guerra. Studiare il diritto su un libro sottratto al nemico mi pare un ottimo esercizio di senso critico, non trovi?
Ma mi sto dilungando, è un vizio dei professori. È tempo di muoversi. C’è chi pensa che per imparare basti una sedia. Io ho sempre preferito un buon paio di scarpe.
Passiamo ogni giorno dagli stessi posti e, a forza di vederli, smettiamo di guardarli. Eppure basta osservarli da un altro punto perché ci mostrino qualcosa di nuovo. Quando sarai nel posto giusto, potrai usare il cognome che vi troverai per completare questa chiave:
Scommetto che lo hai sempre chiamato parco di San Donato. Non te ne faccio una colpa: lo fanno quasi tutti. Piero Luigi Vigna fu un magistrato fiorentino che per decenni diede la caccia a terroristi e mafiosi, fino a diventare procuratore nazionale antimafia. Il suo lavoro continua nel palazzo qui accanto.
Il parco a lui dedicato, diciamolo, è ancora giovane, un po’ spoglio: con più promesse che meraviglie. Ma fra qualche anno, se tutto va bene, diventerà il polmone verde del quartiere. Anche tu sei giovane, e azzardo la stessa previsione: saprai portare aria nuova nella tua città. Forse anche nel mondo. Ti aspetta un bel lavoro! Ora trova la panchina rossa e scrivimi “ci sono” quando sarai sul posto.
Siediti sulla panchina e dimmi quante righe bianche vedi.
Una piccola sosta, ma, sia ben chiaro, in un posto non casuale: queste sono tutte panchine importanti. Ci ricordano di ricordare, perché la memoria è il filo che unisce ciò che siamo a ciò che diventeremo.
Quando te la sentirai, torniamo alla nostra storia, e al Trecento.
Ti ricorderai che in quegli anni un fiorentino fu messo a tacere e cacciato dalla sua città. Da queste parti, secoli dopo, qualcuno gli ha restituito una stella. Una stella tutt’altro che oscura, e che non si guarda alzando gli occhi.
Trovala, scopri di quanti punti, e non di quante punte, essa sia composta, e completa questa chiave:
Non ti chiederò se queste querce le hai contate una per una, o se qualcuno, o qualcosa, ti ha suggerito la risposta. Entrambe le strade portano qui (forse una più onorevole dell’altra).
Dante morì in esilio, a Ravenna, nel 1321, proprio negli anni in cui Firenze fondava la sua prima università. La città apriva le porte al sapere, e intanto il suo poeta più grande si spegneva lontano, senza averla più rivista. Mi domando se impareremo mai a vivere insieme. Una punta della stella guarda il Palazzo di Giustizia: forse un modo, tardivo ma sincero, di rendergli ciò che gli fu tolto.
Ricorderai che il suo viaggio cominciava nel mezzo della selva oscura. Come lui, anche se le querce le hai contate da lontano, ora dovrai addentrarti nel bosco e cercare un animale che non fuggirà al tuo passaggio. Completa questa chiave:
Eccoti nel cuore della stella. Da sempre i naviganti si orientano con le stelle, e oggi toccherà anche a te. C’è chi scrisse di seguire la seconda a destra (e poi dritto fino al mattino), per arrivare in un luogo dove i bambini non crescono mai. Oggi non dovrai andare così lontano: a un tiro di sasso da qui ce ne sono due che non cresceranno mai. Per raggiungerli devi sapere che la giustizia è sempre a mezzogiorno, mentre loro ti aspettano alle sette.
Quei due hanno la risposta in testa, e ti aiuteranno a completare questa chiave:
Questi due stanno qui da anni, lo sguardo chino. Intorno a loro si gioca, e loro non se ne sono mai accorti. Capita a tutti, anche a me. Ma dobbiamo fare uno sforzo e ricordarci, ogni tanto, di alzare lo sguardo. Me lo prometti?
Ne parlerei volentieri più a lungo, ma non ora. Non c’è motivo di allarmarsi, però preferisco non indugiare. Prima di ripartire, però, mi sai dire chi
non vaterca né gluiscee molto raramente barigatta,quando soffia il bego a bisce biscesdilenca un poco, e gnagio s’archipatta?
Corretto! Dicono che in questo parco se ne aggiri uno, ma che sia difficilissimo da avvistare, fammi sapere se lo vedi. Questa era una poesia metasemantica, che ne pensi? Beh, ogni poeta, a suo modo, trova la sua via, e chi ha scritto il Lonfo l’ha trovata a pochi passi da qui. Trovala e poi cammina finché non vedi il boschetto vietato agli animali. Quanti alberi vedi?
Con occhi curiosi e sguardo paziente,alfine hai raggiunto il punto saliente.Un arduo vagare ti ha fatto imparareche il mondo è qui, e lo devi esplorare.La via del sapere è un gioco d’impegno,e ora godrai del tuo bell’ingegno.
Hai letto il diritto che Roma raccolsee che Firenze, vincendo, a Pisa poi tolse.Hai scovato il nome di un uomo di leggeche contro i lupi difese il suo gregge.Hai visto che il rosso non è vezzo né ornamento:ricorda chi ha sofferto e domanda un cambiamento.Le querce hai contato del poeta esiliato,e letto che amore muove sole e creato.Hai sfidato la selva con grande coraggio,la stessa di Dante all’inizio del viaggio.La nuova prospettiva per chi guarda con curati porterà avanti senza indugio o paura.
Fu Campanella, con mente e ardore,a dare all’utopia una forma e un colore.La città custodisce ciò che il tempo cancella,tra chi cercò giustizia e chi seguì una stella.E tra sapienza, amore e parole,il cerchio si chiude nella Città del…
Completa la frase.
Complimenti!
Hai camminato, contato, letto, imparato. Insomma giocato! A questo punto avrai intuito che la storia non te l’ho raccontata, ma l’hai vissuta. In un’aula non sarebbe stato possibile.
Ora alza lo sguardo: la Città di cui ti ho parlato è più vicina di quanto pensi. Entra. Lì c’è qualcuno di cui mi fido e che ti deve dare una cosa.
Per farti riconoscere dovrai dire: «Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco». Se ti risponderanno «Perché giocare è una cosa seria», potrai fidarti. Solo allora mostra questo codice:
Se non puoi andare subito, conserva questa pagina; se non ti fidi della memoria dei telefoni, fai uno screenshot. Ma non aspettare troppo: il codice vale settantadue ore da questo momento, non una di più.
Quando vorrai, ti aspettano. Io torno nell’ombra.
Il Genovese